La paura della candidatura di Grillo offre tanti spunti di discussione.
Il cuore della faccenda, però, è la coda di paglia populista del Partito democratico. Avrebbe avuto paura, mettiamo, il Pci a far candidare Pietro Ichino a segretario? O la Dc a lasciar candidare Ignazio Marino? Il fatto è che non soltanto Grillo, ma anche lo stato maggiore del Pd pensa che la base di consenso (rieccolo) del partito sguazzi nel qualunquismo antirepubblicano.
La cosa che fa paura, però, è che certi messaggi antiparlamentari sono ormai divenuti senso comune. La scarsissima qualità del discorso pubblico degli ultimi 15 anni ha fatto sì che certi slogan, certi messaggi martellanti e persino certe parole vuote, a forza di ripetizioni e a forza di assenza totale di idee, siano divenuti cardini intoccabili del pensiero politico condiviso e bipartisan.
Uno di questi è l'antiparlamentarismo.
Che ci sia un problema coi parlamentari è indiscutibile, basta leggere delle incredibili dichiarazioni di Mastella e della protesta degli ex. Ma è scoraggianteche nessuno a sinistra si senta più in dovere di dire "scusate, il parlamento è il fulcro ddelle nostre istituzioni democratiche, ragioniamo pure dei problemi che ci sono ma ricordiamoci del peso delle parole quando si discute del parlamento".
Con tutti i problemi del mondo, pare che la riduzione del numero dei parlamentari sia la pietra angolare dei programmi dei partiti italiani. Persino Pippo Civati, nel suo Nostalgia del Futuro (che è ha pagine con parecchia passione, intelligenza e buon senso) sbotta "Così si fa!", lodando Berlusconi e bacchettando il centrosinistra sul cruciale tema della Casta.
A Grillo e agli altri che si sono convinti che Grillo (o Di Pietro o Travaglio) siano di sinistra, vorrei dire che è meglio mille parlamentari liberi (anche con un rimborso spese di troppo) che 300 designati con la fedina penale immacolata. I problemi non sono i numeri o le condanne definitive scontate, il problema sono le idee e la critica.
Il cuore della faccenda, però, è la coda di paglia populista del Partito democratico. Avrebbe avuto paura, mettiamo, il Pci a far candidare Pietro Ichino a segretario? O la Dc a lasciar candidare Ignazio Marino? Il fatto è che non soltanto Grillo, ma anche lo stato maggiore del Pd pensa che la base di consenso (rieccolo) del partito sguazzi nel qualunquismo antirepubblicano.
La cosa che fa paura, però, è che certi messaggi antiparlamentari sono ormai divenuti senso comune. La scarsissima qualità del discorso pubblico degli ultimi 15 anni ha fatto sì che certi slogan, certi messaggi martellanti e persino certe parole vuote, a forza di ripetizioni e a forza di assenza totale di idee, siano divenuti cardini intoccabili del pensiero politico condiviso e bipartisan.
Uno di questi è l'antiparlamentarismo.
Che ci sia un problema coi parlamentari è indiscutibile, basta leggere delle incredibili dichiarazioni di Mastella e della protesta degli ex. Ma è scoraggianteche nessuno a sinistra si senta più in dovere di dire "scusate, il parlamento è il fulcro ddelle nostre istituzioni democratiche, ragioniamo pure dei problemi che ci sono ma ricordiamoci del peso delle parole quando si discute del parlamento".
Con tutti i problemi del mondo, pare che la riduzione del numero dei parlamentari sia la pietra angolare dei programmi dei partiti italiani. Persino Pippo Civati, nel suo Nostalgia del Futuro (che è ha pagine con parecchia passione, intelligenza e buon senso) sbotta "Così si fa!", lodando Berlusconi e bacchettando il centrosinistra sul cruciale tema della Casta.
A Grillo e agli altri che si sono convinti che Grillo (o Di Pietro o Travaglio) siano di sinistra, vorrei dire che è meglio mille parlamentari liberi (anche con un rimborso spese di troppo) che 300 designati con la fedina penale immacolata. I problemi non sono i numeri o le condanne definitive scontate, il problema sono le idee e la critica.